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Post Satyrandroide di Gianpaolo Roselli

Intervista all'autore

16/05/2020 by Ale Bros

Gianpaolo Roselli e il suo romanzo Satyrandroide. Un libro che indaga il senso della vita, attraverso la vita artificiale degli androidi.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l'autore, che come sempre ringraziamo infinitamente per aver risposto alle nostre domande.

Sinossi de Satyrandroide:
Che cosa significa "essere vivi"? Qual è il confine tra la vita e la non vita? I protagonisti di questa storia sono androidi. Che provano emozioni. Eppure sono fuori dal circuito vita: sono macchine e le macchine, si sa, non provano emozioni. "Satyrandroide" è la storia di un viaggio che inizia nelle profondità dello spazio e continua per le colline e i borghi del Mezzogiorno; è la storia di Ulisse, ma anche di Beowulf e di Charlot, e di tanti altri androidi, che per salvarsi - ognuno dalle proprie sofferenze - provano la loro capacità a essere vivi, sfidando quel confine sottile che separa la vita dalla non vita. Nel farlo porteranno a galla il complicato e controverso rapporto che lega gli androidi agli umani, visti - a torto o a ragione - come modelli di perfezione a cui tendere. C'è in gioco, il riconoscimento di una loro, propria, "umanità".

Ed ora le domande.

[Gabriel_PB]: Domanda di rito che pongo a tutti: Cosa è per te la fantascienza?

[Gianpaolo]: La fantascienza non lo considero un genere, ma più un punto di vista.
E' un modo di guardare gli uomini e il loro mondo attraverso quelle che sono le loro aspirazioni, i loro sogni, le loro sfide e il prezzo che tutto ciò comporta. Ritengo la fantascienza, in linea di principio, l'evoluzione naturale dei miti antichi, di quelle storie in cui Icaro, per esempio, tende ad elevarsi fino al cielo, fino al sole, al punto da bruciarsi le ali. Ecco la fantascienza recupera questa sensibilità mettendo però al posto degli dei l'evoluzione, il progresso scientifico e tecnologico, nonché la propensione dell'uomo a sfidare i limiti attraverso lo studio della scienza.
Per questo motivo le storie fantascientifiche, quando ben scritte, hanno il potere di portare a galla alcuni elementi del nostro mondo, ancor più del nostro tempo, che sfuggono alla nostra percezione quotidiana.

[Gabriel_PB]: Che cos'è Satyrandroide e cosa ti ha spinto a realizzare il libro?

[Gianpaolo]: Satyrandroide è un romanzo che offre un punto di vista sugli esseri umani in qualche modo esterno.
Al centro vi è una razza di androidi (dall'origine misteriosa) che cresce e si evolve nel mito dell'essere umano, che lo imita provando a somigliargli sempre di più soprattutto nei suoi limiti. Tuttavia gli individui protagonisti del romanzo rappresentano, per dei traumi taciuti, un'eccezione. Odiano gli esseri umani e in qualche modo li fuggono. Ma trovandosi sulla Terra ci devono convivere, venendo così a contatto con le varie "tribù": da chi contamina la propria vita con un apporto della tecnologia sempre più massiccio, diventando inconsapevolmente un robot (un processo che è all'opposto di quello degli androidi) ai neoprimitivi che invece condannano parte della tecnologia e condannano tutto ciò che ne deriva (compresi gli androidi).
Cosa mi ha spinto a scriverlo? Non saprei. Forse la voglia di scrivere un romanzo corale sull'uomo dei nostri tempi, sulle sue ossessioni e sui suoi demoni. O forse la voglia di sperimentare un immaginario fantascientifico ambientato nel sud Italia, la mia terra. O forse ancora il voler narrare una storia in cui fondere e sovrapporre elementi reali e immaginari, come in una giostra di specchi che pur deformando rivelano qualcosa spesso celato ai nostri sensi. A prescindere da tutti questi "forse", le storie mi vengono a cercare per poi evolversi parola dopo parola, moltiplicandosi tra di loro fino a generarne una più grande in grado di accoglierle tutte. Nascono sempre un po' così.

[Gabriel_PB]: Quale passo del libro ti è piaciuto più scrivere e perché?

[Gianpaolo]: Quello in cui il narratore racconta la genesi, tra storia e leggenda, tra (la sua) realtà e credenze, degli androidi.
E' un pezzo pieno di metafore, immagini, storie e di riflessioni sul senso della vita e sulle piccole e grandi cose che la rendono unica. E' la prospettiva migliore in tutto il romanzo da cui gli uomini vengono osservati. E' un passo che mi sono divertito a leggere in tutte le presentazioni, nonché tra quelli più citati dai lettori. Ci sono altri passi molto divertenti in fase di scrittura, ma quello è stato senza dubbio il più emozionante da scrivere e poi da rileggere.

[Gabriel_PB]: Grazie mille per le tue risposte. Sei stato gentilissimo!

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